Il mio mondo narrativo

Nei video di questa sezione ti presento i luoghi di Granada in cu si svolgono le mie storie. Il racconto La ragazza del pane ne è un primo assaggio.

Nel primo video della serie fa capolino l’onnipresente Alhambra con i palazzi nasridi.

Nel secondo mi trovi davanti alla porta del carmen dove Manuel de Falla e la sorella María del Carmen vissero quasi tutta la loro tappa granadina, fino alla partenza per l’esilio in Argentina. Nel racconto anticipo di un anno il loro ingresso in questa casa (nella realtà vi hanno abitato dal 1921 al 1939).

Qui siamo ai piedi della Puerta de las granadas («Porta dei melograni»), situata in Cuesta de Gomérez. Segna il confine tra la città di Granada e il Bosco della Sabika, da cui si accede al complesso monumentale dell’Alhambra e del Generalife. La piccola Lola transita ogni giorno sotto il suo arco per consegnare il pane alle agiate famiglie che abitano su per la collina della Sabika.

In questo video ci troviamo a una cinquantina di metri più in basso rispetto alla Porta dei melograni. Siamo all'angolo tra Cuesta de Gomérez e la viuzza dal suggestivo nome di Calle Ánimas. Da questo punto già s’intravvede Plaza nueva.

È qui che il personaggio dello lo sfregiato fa in modo di scontrarsi con Lola per frastornarla di chiacchiere e strapparle un appuntamento.

Giunti in fondo a Cuesta de Gomérez ci troviamo di fronte a Plaza Nueva.

Svoltiamo a destra e a una trentina di metri arriviamo alla Chiesa di Santa Ana, una delle chiese mudéjares di Granada (il che significa che comprende elementi e influenze di stile ispano-musulmano). Dal suo sagrato si gode di un’ottima visuale sulla piazza.
È per questo che lo sfregiato, il “rajao”, quando segue Lola dopo il loro primo incontro corre a nascondersi dietro il muro del sagrato per poterla spiare non visto.

Dal sagrato della Chiesa di Santa Ana, attraversiamo la strada e passiamo a Plaza nueva, che marca il limite tra centro città da un lato e Albaicín rispettivamente collina della Sabika dall’altro.

Nel racconto d’appendice granadino, Lola l’attraversa ogni giorno all’andata e al ritorno dall’Albaicín basso, prima di dirigersi verso la collina della Sabika e il bosco dell’Alhambra.

La piazza così come la conosciamo oggi è il risultato di un processo di canalizzazione e copertura del fiume Darro, avvenuto in varie fasi tra il XVI e il XIX secolo. È la prima piazza della Granada cristiana (la città musulmana non aveva spazi pubblici nelle sue aree interne) motivo per cui i granadini iniziarono a chiamarla la ‘piazza nuova’.

Vi presento il Paseo del Padre Manjón, soprannominato “Paseo de los Tristes” nel XIX secolo, perché da qui passavano con frequenza i cortei funebri che si dirigevano al cimitero ubicato dietro l'Alhambra, nella parte più alta della collina della Sabika. La passeggiata si trova sul fondovalle, dove il fiume Darro scorre tra le due colline che ospitano l’Albaicín, l’antico quartiere arabo, e l’onnipresente complesso dell’Alhambra.
Ancora oggi, la mattina molto presto questa strada è quasi vuota. È per questo che nel racconto lo sfregiato, mentre Lola è occupata a consegnare il pane in un palazzo signorile, si calca ben bene la coppola e si scapicolla da qui alla chiesa di Santa Ana, dove si nasconde.

Vi presento una tipica scalinata dell’antico quartiere arabo dell’Albaicín.

Ben potrebbe essere lo scenario delle fatiche di Lola: immaginate la fatica, per una ragazzina, di tirare o spingere il carretto in salita o di frenarne il peso in discesa.

Nel periodo in cui si svolge il racconto, cioè all’inizio degli Anni Venti, l’Albaicín si caratterizzava ancora per la gran quantità di zone molto dissestate. Facevano eccezione alcune “isole” di «cármenes» appartenenti a famiglie benestanti che a partire dalla fine del XIX secolo avevano iniziato a riattarle

Siamo appena risalito dal fondovalle verso la parte alta dell’Albaicín e ci siamo fermati a riposare in uno dei molti punti panoramici da cui si può ammirare l’Alhambra, che da questa distanza è francamente impressionante.

Possiamo immaginare il personaggio di Lola che si ferma a riprender fiato in una ventosa giornata di fine autunno e alzando lo sguardo si trova davanti l’Alhambra in tutta la sua maestosità.

Quella che vedete nel video è l’entrata di servizio del carmen dove Lola porta quotidianamente il pane, ignara di essere osservata dallo sfregiato, il «rajao». Possiamo immaginarla mentre arriva, blocca i carretto, prende un cesto, entra e consegna alla scontrosa cuoca i «suizos» per la colazione dei padroni. I carmen sono case con orto e giardino, tipiche dell’Albaicín. Circondati da mura che ne celano le bellezze, sono sempre stati appannaggio di pochi privilegiati, tanto che il poeta Pedro Soto de Rojas (XVII sec.) li ha definiti come «paradiso chiuso ai più, giardini aperti per pochi».